Incendi, assalti, scontri con le forze di sicurezza. Dopo due settimane, l’ondata di proteste in Iran non si ferma. E se tutto è iniziato nel mercato Teheran per manifestare contro la crisi, l’inflazione e il crollo della moneta locale, il rial, adesso la situazione appare sempre più complessa. La gente è scesa in strada non solo nella capitale ma anche in altre decine di città. Un insieme di proteste ancora prive di una leadership e di un programma unitario, tra chi inneggia allo scià, alla morte della Guida suprema Ali Khamenei, e chi è soffocato dalla crisi economica. Ma l’ira che unisce le varie piazze inizia a preoccupare ogni giorno di più i vertici del Paese, mentre da Oltreoceano, Donald Trump ha inviato un nuovo importante segnale: «L’Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d'ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare». E, secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione statunitense avrebbe avviato «discussioni preliminari» su un possibile attacco contro obiettivi militari dell’Iran, anche se non vi sono segnali di un’azione imminente.

Il messaggio del presidente Usa arriva mentre la repressione inizia a essere sempre più dura. Da giovedì, il Paese è tagliato fuori dalla rete internet. E le organizzazioni che monitorano il traffico della rete hanno confermato come questa volta il blackout sia estremamente capillare e incisivo. Dall’Iran però non è solo Khamenei a riuscire a pubblicare sui suoi canali social. I video delle rivolte continuano a trapelare, così come le immagini e le testimonianze dei dissidenti. Secondo l’ong Human Rights Activists News Agency, che ha sede in America, il bilancio delle vittime è salito a 72 morti e oltre 2.300 arresti. Al Time, un medico ha fornito un numero drammaticamente più alto: sarebbero infatti 217 i morti registrati da giovedì sera soltanto in sei ospedali di Teheran. Un dottore e un assistente sociale, parlando alla Bbc, hanno riferito che molte strutture sanitarie sono al collasso per l’elevato numero di feriti, soprattutto agli occhi e alla testa. Due poliziotti sono stati uccisi a coltellate nella zona di Qom. E secondo l’agenzia Tasnim, altri sei agenti sono morti negli scontri nella provincia di Fars.