Le prospettive per le imprese italiane sono a dir poco incoraggianti tra un giro d'affari potenziale - nel medio termine potrebbe raddoppiare fino a 14 miliardi - e la cancellazione immediata di dazi pesantissimi. Due voci che, sommate, valgono in tempi brevi 4 miliardi. Nella corsa del made in Italy verso i 700 miliardi di export entro il 2027, i mercati del Mercosur possono garantire una spinta decisiva. E i numeri - sull'interscambio attuale o le tempi di crescita - non bastano da soli a far comprendere i vantaggi per l'Italia dopo il via libera all'accordo di libero scambio tra Ue e le principali economie del Sud America. Con il nostro sistema che qui piazza il meglio di meccanica, automotive, farmaceutica o chimica. E che spera di far salire voci oggi minori come lusso e food.

I dati più recenti (2024) ci dicono che il made in Italy esporta in Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia per un valore vicino ai 7,5 miliardi. A regime le sue vendite potrebbero crescere di un 40 per cento all'anno, per arrivare già all'inizio del prossimo decennio a un fatturato superiore ai 14 miliardi. Confindustria ha calcolato un aumento annuo di un miliardo solo per i beni del “Bello e Ben Fatto”, cioè il meglio di alimentare, moda e arredamento.