«Il 2026? Sento molte aziende che hanno portafogli ordini dimezzati rispetto allo scorso gennaio: difficile in queste condizioni ipotizzare un rimbalzo, già sarebbe un buon risultato quello di replicare i numeri dello scorso anno».
Guardando indietro, ai numeri del 2025, il presidente di Federmacchine Bruno Bettelli non vede certo l’Eldorado. Con la Federazione che raggruppa i produttori di beni strumentali a indicare un calo dei ricavi di due punti, in presenza di un export debole. Un quadro non brillante, che al momento non sembra il preludio di una svolta.
«Ogni giorno qualche variabile cambia – spiega l’imprenditore – ma in giro sento ancora tanta preoccupazione e sfiducia. Per definizione, da imprenditore devo guardare avanti con ottimismo ma è chiaro che il quadro davanti a noi resta complesso».
A partire dall’export, frenato nei beni di investimento dalla guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Usa.
«A livello di singole aziende i riscontri sono contrastanti – spiega – ma se guardo ad alcune delle nostre associazioni più esposte verso gli Usa, tra packaging e macchine utensili, è indubbio che il calo verso gli Stati Uniti ci sia stato. Il nodo, tuttavia, non è solo rappresentato dal dazio medio del 15% ma dalle complicazioni e incertezze aggiuntive legate al 50% per la componente di acciaio, rame o alluminio. Nei macchinari è difficile stimare questi valori e le stesse dogane Usa, del resto, stanno applicando criteri diversi. Tutto questo genera ritardi e incertezze, che non aiutano certo l’attività delle imprese».







