«I clienti? Mi chiedono di aspettare: formalizzeranno gli ordini appena saranno operativi i nuovi incentivi».

Caso non isolato quello di Massimo Carboniero, imprenditore veneto delle macchine utensili, settore che guarda con un misto di speranza e apprensione alle scelte del Governo per il “post” Transizione 5.0. L’esperienza passata, per una misura annunciata a fine 2023 ma diventata concretamente fruibile a più di un anno di distanza, dimostra in effetti come le tempistiche della messa a terra non siano affatto irrilevanti.

A dimostrarlo plasticamente sono i numeri del comparto: se nel 2024 il mercato interno è andato in caduta libera (-39,5% per le consegne interne), quest’anno, quando infine gli incentivi sono stati semplificati e resi in parte automatici per i beni già ammortizzati, è stata proprio la domanda nazionale a sostenere le aziende, con uno scatto del 32%.

Balzo in avanti che tuttavia ancora non basta per riportare il consumo di robot ai picchi del 2022, distanti ancora quasi due miliardi di euro. «Terreno perso - sottolinea il presidente di Ucimu Riccardo Rosa - proprio per le criticità legate a Transizione 5.0 che, dopo essere partita con imperdonabile ritardo, ha subito diversi aggiustamenti, divenendo facilmente utilizzabile solo negli ultimi mesi di operatività, salvo poi chiudere improvvisamente con più di un mese di anticipo sul termine fissato al 31 dicembre».