Per l'Italia il via libera europeo all'applicazione provvisoria dell'accordo Ue-Mercosur significa una spinta concreta all'export, capace di dare ulteriore slancio a un sistema che finora ha retto anche all'urto dei dazi americani — oggi peraltro messi in discussione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Le prospettive per le imprese italiane sono a dir poco incoraggianti: il giro d’affari dell’interscambio nel medio termine dovrebbe almeno raddoppiare in 5-10 anni (arrivando a quota 14 miliardi di euro). Ma per Matteo Zoppas, presidente di Ice, è una stima molto prudente. La cancellazione immediata dei dazi, che in alcuni comparti superano il 20%, porta subito risparmi per 4 miliardi a tutte le aziende europee. Nella corsa del Made in Italy verso quota 700 miliardi di export entro il 2027, il Mercosur può quindi rappresentare una leva strutturale.
L’Italia è già oggi uno dei Paesi europei più presenti nell’area, con oltre 13mila imprese esportatrici e centinaia di filiali operative. Il potenziale non riguarda solo l’aumento dell’interscambio, ma la qualità delle esportazioni: macchinari, automotive, chimica, farmaceutica. Con un beneficio immediato sui margini grazie all’abbattimento delle barriere tariffarie. Il comparto più pronto a intercettare l’onda è la farmaceutica. Nel 2025 l’export italiano ha raggiunto quota 69,2 miliardi, con una crescita del 30% rispetto al 2024. Nei Paesi del Mercosur le vendite valgono 627 milioni, pari a oltre l’80% dell’export verso il Sud America. Oggi l’area incide per circa il 5% dell’export farmaceutico complessivo; con l’accordo la prospettiva è di più che raddoppiare la presenza entro il 2029, spingendo su vaccini, terapie biologiche e prodotti ad alto contenuto innovativo.






