Professore Fusaro, a due giorni dalla vostra iniziativa (“La sinistra che vota sì”), scende in campo l'artiglieria pesante del campo largo: Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni lanciano oggi a Roma la campagna per il No. Cosa ne pensa?
«Penso che sbaglino perché, invece di valutare il merito della riforma, fanno una scelta essenzialmente di schieramento. Se poi ci sono motivi seri per avversare la riforma, cercheremo di capirli, però a sinistra c’è una lunga storia a favore della separazione delle carriere come completamento della riforma del processo accusatorio. Per questo, da uomo di sinistra, sono deluso».
Chi parla è Carlo Fusaro, costituzionalista, già professore ordinario di diritto pubblico, e presidente del Comitato scientifico di Libertà Eguale, l’associazione di riformisti e liberal che lunedì a Firenze raccoglie chi, a sinistra, è per il sì.
Vi diranno che dividete la sinistra. Cosa risponde?
«La questione sollevata nel referendum è di contenuto. Il costituente ha voluto l’istituto del referendum proprio per demandare al corpo elettorale certe scelte. Se dovesse prevalere su tutto lo schieramento parlamentare, non ci sarebbe motivo di far ricorso al referendum».









