TREVISO - «I centri storici sono il vero regalo dell'Italia e io credo che noi abbiamo anche un po' il dovere di mantenerli vivi abitandoci, perché nonostante qualche piccola scomodità quello che possono regalarci è tanto». Antonio Padovan, regista del pluripremiato «Finché c'è prosecco c'è speranza» nel 2020 ha scelto di vivere in centro a Treviso dopo l'infanzia a Conegliano e molti anni a New York. «Io amo la vita a piedi: in Italia abbiamo la fortuna di avere i centri storici e non ho mai capito chi per scelta li lasci. Certo, il pegno che paghi è non avere la comodità di arrivare in auto, ma in realtà il fatto di camminare ti regala tanto altro, una realtà di sguardi e di incontri vis a vis». Così Padovan racconta la sua vita trevigiana, fatta di piccole cose, di incontri quotidiani, di passeggiate. «Treviso è una città bellissima, per questo l'ho scelta. Certo, ci sono alcuni problemi importanti: il primo è il sistema fognario in centro. Poi forse per rendere il centro vivibile anche in estate sarebbe bello avere un po' di verde in più. Piazza Rinaldi ad esempio, è un peccato che ci sia una colata di cemento».
Non è un caso se Padovan ha dedicato alla città un ruolo centrale in «Come fratelli» suo ultimo film. «Tra le cose che amo l'isola della Pescheria, per me il più bel mercato di pesce del mondo». Sulla crisi dei negozi in Calmaggiore Padovan ha una sua visione. «Le catene, i franchising portano le città ad assomigliarsi tutte: Calmaggiore non si distingue da Strada Nuova o dal centro di Amsterdam. Secondo me invece negozi come Nascimben coltelli non sono replicabili e restano speciali. Sono i posti che servirebbero a rendere il commercio in città più identitario. Insieme alle bellissime osterie che danno l'impressione di un luogo vivo tutto dell'anno». Certo, i parcheggi sono un tema, ma come del resto in tante altre città. «Bisogna cambiare un po' mentalità, l'italiano vuole arrivare in macchina dappertutto, ma il mondo sta andando da un'altra direzione: i centri delle città sono sempre più pedonali. Mi piacerebbe però che si trovasse il modo di salvare il Cinema Corso. Che una città come Treviso non abbia una sala in centro storico è un grande peccato».






