Ci sono quattro militanti di Gioventù nazionale aggrediti a Roma. C’è la Digos che indaga. Soprattutto, quando si parla della strage di Acca Larentia del 7 gennaio 1978, ci sono colpevoli mai individuati dalla procura di Roma nonostante l’arma con cui fu compiuto l’eccidio, una mitraglietta Skorpion, sia transitata dagli ambienti dell’estrema sinistra romana alle Brigate Rosse. Un’arma che poi ucciderà, il 10 febbraio di otto anni dopo, Lando Conti, sindaco di Firenze. C’è tutto questo, dunque, ma il problema della sinistra parlamentare sono i saluti romani che come ogni anno sono stati esibiti dai «militanti di CasaPound», come peraltro ammette Chiara Gribaudo, vicecapogruppo del Pd a Montecitorio, in occasione della cerimonia per commemorare le vittime di 48 anni fa. Braccia tese di cui i partiti del centrosinistra chiedono conto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
La premier, l’altro ieri, ha lanciato un appello alla «pacificazione nazionale» ricordando le vittime - Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni - del 1978. L’opposizione, ieri, dopo il silenzio sull’agguato ai giovani di Fratelli d’Italia, lo ha respinto. Motivo: la mancata presa di distanza dai saluti romani. «Meloni parla di pacificazione nazionale, ma non riesce mai a prendere le distanze dagli eredi di chi ha distrutto l’Italia, materialmente e moralmente», afferma ad esempio Alessandro Zan, eurodeputato del Pd. Insomma, porta in faccia alla presidente del Consiglio: «Non si costruisce alcuna pacificazione facendo l’occhiolino ai nostalgici del Ventennio». “Nostalgici”, e qui c’è tutto il cortocircuito della sinistra, che lo stesso partito di Elly Schlein, per bocca di Gribaudo, iscrive a CasaPound: «Il governo di Giorgia Meloni deve dire chiaramente da che parte sta. La destra di governo deve prendere le distanze, senza “se” e senza “ma”, da quanto avvenuto ad Acca Larentia».












