Alla fine sono tornate anche le spranghe. Usate per colpire gli avversari politici. Per fare male. Ad agitarle, guarda un po’, sono stati dei ragazzi di estrema sinistra. Che hanno aggredito quattro militanti di Gioventù nazionale mentre stavano attaccando dei manifesti in memoria della strage di Acca Larentia (strage che, evidentemente, a qualcuno non ha insegnato nulla). C’è da augurarsi che l’obiettivo dei violenti rossi non fosse quello di uccidere, ma la storia insegna che spesso queste “spedizioni punitive” vanno a finire male. Torna in mente, inevitabilmente, l’agguato a Sergio Ramelli, ammazzato a colpi di chiave inglese sulla testa. «Non volevamo ucciderlo, solo dargli una lezione», si sono poi giustificati gli assassini in tribunale. Ma quando ci si arma (ieri erano spranghe e coltelli) e si cerca lo scontro, le conseguenze possono anche essere tragiche. E bisogna saperlo. La verità è che la notizia di Roma non è giunta del tutto inaspettata. Da tempo, anche su Libero, era stato lanciato l’allarme: occhio, si stanno alzando troppo i toni, c’è il rischio di un ritorno della violenza politica. Abbiamo visto gli scontri di piazza, gli attacchi alle sedi di partito, la devastazione della redazione di un giornale, le censure e le prevaricazioni nelle università. Si è risentito anche il coro “uccidere un fascista non è reato”. E adesso, ecco pure le spranghe...
Acca Larentia, quanti allarmi inascoltati sulla violenza politica | Libero Quotidiano.it
Alla fine sono tornate anche le spranghe. Usate per colpire gli avversari politici. Per fare male. Ad agitarle, guarda un po’, sono ...













