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Secondo la convenzione che si è diffusa moltissimo negli ultimi anni di dividere la popolazione in “generazioni” in base all’età, i bambini e le bambine che nel 2026 compiranno un anno e quelli che verranno dopo di loro fanno parte della generazione Beta. Prima di loro c’era stata la generazione Alpha, dei nati tra il 2010 e il 2024, e prima ancora la citatissima generazione Z, i cui più vecchi sono nati nel 1996 e compiranno quindi trent’anni.
L’idea che ogni 15 anni il mondo cambi abbastanza radicalmente da far cambiare anche il modo in cui le persone crescono, si formano e pensano, e che quindi le persone appartenenti alla stessa “generazione” condividano alcune caratteristiche trasversali ha cominciato a diffondersi molto di recente, anche grazie al successo che questa categorizzazione ha avuto sui social network. Come detto, si tratta di una convenzione e non ha nessuna base accademica, ma è sempre più frequente sentirne parlare e, per come sono andate le cose, negli ultimi anni ha acquisito anche maggior senso.
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Ovviamente è presto per dire in cosa la generazione Beta sarà diversa da quella che l’ha preceduta: i primi schemi interpretativi che attribuivano alla generazione Alpha determinate caratteristiche – come una socializzazione sempre più mediata dalla tecnologia – iniziarono a circolare solo nel 2020.







