Il partito islamico di Roma si schiera dalla parte di Hannoun e degli altri arrestati nell’operazione della Digos e della Finanza che ha scoperchiato la presunta cellula italiana di supporto ad Hamas. Stiamo parlando di «MuRo27», il gruppo dei Musulmani per Roma che guarda alle elezioni cittadine del prossimo anno e che già adesso aspirerebbe a far entrare in Campidoglio un proprio esponente in qualità di consigliere aggiunto.
Per il movimento musulmano romano, fan del sindaco newyorkese Mamdani, la maxi inchiesta "Domino" della procura di Genova fa acqua da tutte le parti: «Gli elementi probatori sono stati acquisiti per la maggior parte dall’esercito israeliano (IDF) nel corso di operazioni militari». Probabilmente non hanno letto l’ordinanza di custodia cautelare, altrimenti saprebbero che quell’indagine, durata anni, si basa su numerose intercettazioni e ricostruzioni dettagliate dei movimenti e dei passaggi di soldi, in Italia e all’estero. Le informazioni acquisite da Israele sono solo una minima parte e non rappresentano il fulcro dell’inchiesta. Ma al partito dei musulmani di Roma poco importa. Nel loro comunicato ricordano il mandato della Corte penale internazionale che pende su Benjamin Netanyahu e la commissione d’inchiesta Onu che ha dichiarato «Israele responsabile di genocidio nella Striscia di Gaza». Cosa c’entri tutto ciò con Hannoun non è chiaro. Anche se loro provano a spiegarlo: «Come si può considerare le prove prodotte dall’Idf conformi ai diritti umani e allo stato di diritto?».







