di Enza Plotino
Una “notiziola” di poco conto con un breve trafiletto su un giornale locale che recita: “Gli ex manager dello stabilimento chimico Miteni di Trissino (Vicenza) hanno presentato ricorso in appello, si attende dunque la valutazione della Corte preposta”.
Una “notiziola”, salvo per il fatto che si tratta del più complesso e significativo procedimento giudiziario in materia ambientale svolto sino ad oggi in Italia e per il quale, nel 2025, undici ex dirigenti dello stabilimento chimico Miteni di Trissino sono stati condannati in primo grado ad una pena totale di 141 anni di reclusione – venti anni in più rispetto alle richieste dell’accusa – nonché al versamento di decine di milioni di euro a favore delle parti civili per disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque causato dallo scarico di Pfas, gli “inquinanti eterni” che hanno contaminato, per loro mano, una vasta area della regione Veneto.
Una sentenza storica per un reato di proporzioni angoscianti. Un disastro ambientale che ha coinvolto circa 350mila persone tra le province di Vicenza, Verona e Padova. La fabbrica di Trissino, fallita nel 2018, ha compromesso irrimediabilmente le falde acquifere attraverso la produzione di composti fluorurati.






