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Dopo l’attacco al Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro Donald Trump e alcuni dei suoi più stretti collaboratori hanno ricominciato a parlare con frequenza della volontà di annettere la Groenlandia, anche con la forza. L’enorme isola che fa parte con larghe autonomie del Regno di Danimarca è un obiettivo di Trump sin dal primo mandato, ma ora varie dichiarazioni aggressive hanno alluso a un intervento più o meno concreto. L’amministrazione statunitense in questi giorni ha parlato di annessione della Groenlandia, di nuovi accordi con l’isola, di acquistarla, ma anche di «utilizzare l’esercito».

Sono opzioni molto diverse, presentate come una «necessità di sicurezza nazionale». Trump sostiene che gli Stati Uniti «abbiano bisogno» dell’isola per garantire la solidità militare dell’area nordamericana, in nome di una supremazia sull’emisfero occidentale. Secondo l’amministrazione Trump, senza il controllo della Groenlandia il Nord America rimarrebbe scoperto in tutta la regione dell’Artico, dove soprattutto la Russia è sempre più attiva. A questo si aggiunge il fatto che l’isola è ricca delle cosiddette “materie prime critiche”: un gruppo di metalli necessari per il settore tecnologico.