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In questi giorni Donald Trump e vari membri della sua amministrazione sono tornati a parlare con insistenza di annettere la Groenlandia, equiparandola al Venezuela come possibile prossimo obiettivo militare. Questi discorsi martedì hanno provocato una risposta dei principali paesi europei, che si sono schierati con la Danimarca, del cui Regno l’enorme isola fa parte con larghe autonomie.

La risposta europea si è concentrata sul motivo citato in questi giorni da Trump, e cioè che il controllo dell’isola sia una priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La ragione per cui la Groenlandia interessa così tanto al presidente, però, è stata fin dall’inizio anche un’altra: le sue ingenti riserve di metalli rari. Per capire meglio però bisogna analizzare entrambe le questioni, prima quella economica e poi quella militare.

La Groenlandia è ricca delle cosiddette “materie prime critiche”: un gruppo di metalli necessari per il settore tecnologico, perché hanno un ruolo fondamentale nella fabbricazione dei microchip e di vari componenti, ma anche per la transizione energetica. Ha riserve sotterranee conosciute di circa 43 dei 50 materiali che il dipartimento di Stato statunitense considera cruciali, e di 25 dei 34 indicati dalla Commissione Europea.