Negli ultimi giorni sono circolate in modo insistente diverse teorie, alcune al limite della cospirazione, secondo le quali l’amministrazione Trump, dopo la cattura di Nicolás Maduro, sarebbe pronta a occupare militarmente la Groenlandia. Sono state pubblicate mappe, lo hanno ripetuto influencer di estrema destra che da anni diffondono teorie del complotto. Ma ieri sera parlando con Reuters la Casa Bianca non ha escluso l’uso della forza: l’uso dell’esercito «resta sempre un’opzione». Nel pomeriggio l’Economist, citando funzionari americani, aveva avanzato un’altra teoria, che contempla uno strumento diverso dall’intervento militare: l’economia. L’amministrazione Trump infatti starebbe lavorando a una proposta formale da sottoporre alla Groenlandia (escludendo la Danimarca) che potrebbe cambiare radicalmente i rapporti tra Washington e il territorio danese.

Si tratterebbe di un Compact of Free Association (Cofa), un tipo di accordo già usato dagli Stati Uniti con tre isole del Pacifico: le Marshall Islands, la Micronesia e Palau. In pratica, darebbe a Washington il controllo della difesa, delle relazioni internazionali e delle risorse minerarie in cambio di benefici economici: accesso al mercato statunitense senza dazi, fondi diretti, infrastrutture. Un’offerta confezionata su misura per una terra di grande valore strategico, che Trump sogna da anni di portare sotto l’influenza diretta degli Stati Uniti. Ieri l’Unione europea ha mandato un messaggio molto forte al presidente americano: «La Groenlandia appartiene al suo popolo, fa parte della Nato e i confini sono un principio inviolabile», questo mentre Copenhagen ha aumentato la presenza militare nel territorio. Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, è stata ancora più chiara: «L’occupazione americana segnerebbe la fine della Nato». E ancora, nel pomeriggio inoltrato, Groenlandia e Danimarca hanno chiesto al segretario di Stato, Marco Rubio, un incontro. «L’obiettivo dell’incontro è discutere le importanti dichiarazioni fatte dagli Stati Uniti sulla Groenlandia», ha scritto in un post su Facebook la ministra degli Esteri Vivian Motzfeldt, riferendosi al territorio autonomo danese. «Finora non è stato possibile per il segretario di stato Marco Rubio incontrare il governo groenlandese», ha aggiunto. In tutto questo, secondo fonti anonime interne alla Casa Bianca citate da Politico, nel 2025 il primo ministro ha più volte offerto a Trump di aumentare la presenza militare in Groenlandia, se la sua preoccupazione fosse quella di una possibile interferenza russa o cinese nell’area. Politico sostiene che l’amministrazione statunitense non abbia mai risposto alle offerte, facendo aumentare le speculazioni sul fatto che il vero interesse sia il dominio dell’emisfero occidentale e lo sfruttamento delle risorse, non la sicurezza di un territorio alleato.