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8 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:00
Ero da poco diventato giovane pubblico ministero in Calabria e mi occupai di un processo in cui un’organizzazione mafiosa, attraverso il suo capo, accresceva il proprio potere e il proprio dominio sul territorio, con armi e violenza, accaparrandosi proprietà, attività imprenditoriali e commerciali, risorse di cittadini. Chi non si piegava alle richieste del boss e dell’organizzazione veniva minacciato, anche con scorribande in armi, e se ancora non si cedeva alle violenze le proprietà venivano attaccate con bombe e incendi, ci furono ferimenti e omicidi, fino a quando l’associazione mafiosa non otteneva quello che doveva ottenere.
Una volta un imprenditore fu anche sequestrato perché non voleva cedere i suoi terreni preziosi. Ma in uno stato di diritto, per quanto sgangherato come il nostro, alcuni cittadini ed imprenditori si rivolsero alla magistratura e alle forze di polizia ed alla fine l’organizzazione mafiosa fu disarticolata e i mafiosi furono arrestati, compreso il boss.






