Lo screening per il tumore al seno personalizzato, basato sul profilo di rischio genetico e clinico della singola donna, è efficace. E, anzi, sembra essere migliore di quello “uguale per tutte”, proposto a intervalli standard sulla sola base dell’età. A portare nuove evidenze sulla validità di quello che si sta delineando come il nuovo paradigma della diagnosi precoce per il carcinoma mammario è uno studio clinico condotto negli Usa (Wisdom - Women Informed to Screen Depending on Measures of Risk), i cui risultati sono stati da poco pubblicati su Jama.
Tumore al seno, dalle donne una risposta alle disparità regionali
Lo studio Wisdom
I ricercatori di diverse Università statunitensi, insieme a colleghi del Karolinska Institutet di Stoccolma, hanno reclutato oltre 28.000 donne tra i 40 e 74 anni che non avevano precedenti diagnosi di cancro al seno o carcinoma duttale in situ (Dcis), né avevano fatto mastectomia bilaterale profilattica, provenienti da tutti e 50 gli Stati. Obiettivo: determinare se l'approccio basato sul rischio, che adatta la frequenza e la modalità dello screening in base alla valutazione genetica e clinica, fosse non inferiore in termini di sicurezza allo screening standard (che negli Usa viene consigliato annualmente e non prevede la chiamata attiva all’interno di un sistema organizzato come avviene in Italia).






