Una cosa è certa: Nicolas Maduro è negli Stati Uniti. L'ormai deposto presidente venezuelano è apparso in tribunale a New York definendosi un «prigioniero di guerra» e facendo la "V" con le mani a favore di telecamere. Ma sul destino dell'ex presidente e del Venezuela, restano ancora diversi nodi da sciogliere. Mentre Caracas è piombata in un misterioso limbo confermato anche dagli spari avvertiti ieri notte vicino al palazzo presidenziale. Colpi che sarebbero stati provocati dall'avvistamento di alcuni droni e che certificano la tensione che si respira tra le forze di sicurezza.

La situazione è ancora complessa. Donald Trump si è vantato di nuovo dell'operazione definendola «brillante». Rivolgendosi ai parlamentari, il tycoon ha anche ironizzato sui balli pubblici di Maduro per poi definirlo «un uomo violento che ha ucciso milioni di persone». Ma intanto, sul processo all'ex leader venezuelano, il presidente Usa ha ricevuto un primo segnale proprio dal Dipartimento di Giustizia. Secondo il New York Times, infatti, una delle accuse nei confronti di Maduro, cioè quella di essere al vertice di un cartello della droga denominato "Cartel de los Soles", è stata ritirata. Per la procura si sarebbe in realtà trattato di un «sistema clientelare» all'interno di una radicata «cultura della corruzione» alimentata dai profitti della droga. Mentre il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha chiesto al tribunale Usa di «rispettare il diritto internazionale», ricordando che Maduro è «protetto dall'immunità diplomatica». La vicenda giudiziaria si unisce inevitabilmente al percorso politico. Trump ha ribadito che la presidente ad interim, Delcy Rodriguez, sta collaborando con gli Stati Uniti. E sembra ancora lei la persona prescelta per governare in questo periodo di transizione. Secondo le indiscrezioni della stampa, l'intelligence di Washington si sarebbe convinta della necessità di lasciare alcune personalità del chavismo ai vertici del potere perché più idonei a garantire la stabilità. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che si stanno prendendo «decisioni realistiche per garantire che il Venezuela si allinei agli interessi degli Stati Uniti e diventi un Paese migliore per il popolo venezuelano». E per adesso, la vittima più illustre di questa linea del pragmatismo "made in Usa" è la leader dell'opposizione, María Corina Machado.