Caro direttore, mi piacerebbe porre una semplice domanda al presidente del consiglio: può spiegarmi la differenza che c’è tra la Russia, aggressore dell’Ucraina, e gli Usa, intervento legittimo in Venezuela? Io ho votato la Meloni nella speranza che una donna al comando potesse cambiare le cose. Sono consapevole che quando si è presidente del consiglio si hanno le mani un po’ legate e devi navigare in un mare mosso. Ma questa dichiarazione non mi va giù. Vorrei una risposta semplice, chiara e sincera.

Alberto Pola

Mira (Venezia)

Caro lettore, ignoro cosa le risponderebbe Giorgia Meloni. Credo però che ci siano diverse e profonde differenze tra il caso Ucraina e il caso Venezuela. Ne provo a indicare quattro. La prima è che nel paese sudamericano non c’era un governo democraticamente eletto, ma una dittatura feroce e brutale, come dimostra anche la vicenda del nostro Alberto Trentini. La seconda è che in Venezuela era al potere un regime privo di legittimazione internazionale, tant’è vero che moltissimi paesi, tra cui l’Italia, non avevano riconosciuto l’esito delle ultime elezioni condizionate da brogli a favore del despota bolivarista. La terza è che Maduro, com’è apparso chiaro anche dopo il blitz americano, non aveva consenso popolare, anzi la sua rimozione stata salutata da tantissimi venezuelani, in patria e all’estero, come una liberazione. La quarta è che il clan al potere in Venezuela è sospettato di essere coinvolto nel narcotraffico internazionale, in particolare nello smercio negli Stati Uniti di cocaina e di fentanyl e infatti per questo verranno processati Maduro e la moglie. Sono situazioni che, con tutta evidenza, non erano presenti in Ucraina. Ma la domanda da porsi è un’altra: tutto questo giustifica il blitz americano, l’arresto e la destituzione di Maduro e la decisione dell’amministrazione Usa di guidare la transizione democratica del Venezuela? Sul piano del diritto internazionale Trump ha difeso la legittimità del blitz sostenendo che non si è trattato di un’azione di guerra o dell’invasione di un Paese straniero (come nel caso dall’Ucraina), ma di un’operazione mirata di polizia contro il narcotraffico, conclusa la quale le forze militari americane hanno lasciato il Paese. È oggettivamente una tesi un po’ debole sul piano del diritto. D’altro canto per chiunque abbia a cuore la democrazia e la libertà, è difficile dolersi per l’uscita di scena di uno dei peggiori dittatori del pianeta, legato ai clan della droga e stretto alleato sul piano internazionale dell’Iran. E a proposito di equilibri geo-politici, è evidente che le risorse naturali giocano in questa partita un ruolo importante. Il Venezuela possiede i giacimenti petroliferi più importanti a livello planetario ma l’80-90% del greggio di Caracas oggi è ceduto alla Cina a condizioni particolarmente favorevoli. Un rientro delle compagnie petrolifere occidentali in Venezuela e il riallineanti politico del Paese sudamericano, ridurrebbe il vantaggio energetico di cui gode la Cina. E il discorso non riguarda solo il petrolio: il Venezuela è ricco di molti materiali strategici, da litio alla bauxite. Togliere alla Cina un mercato di approvvigionamento come quello venezuelano significa indebolirne le capacità industriali.