Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

L'apparato italiano delle emergenze si è mobilitato nell'immediato per supportare le famiglie delle vittime e dei feriti dell'incendio nella località svizzera

Quando i riflettori, inevitabilmente, pian piano si spegneranno sulla strage di Crans-Montana e resterà il silenzio ad avvolgere le famiglie di chi non c'è più e di chi ancora sta lottando per sopravvivere, di tutto questo resterà lo strazio per la perdita di 40 giovanissime vite, ma non solo. Resterà anche il ricordo della catena straordinaria di solidarietà che si è attivata per supportare la Svizzera, impreparata ad affrontare un'emergenza di queste dimensioni. E l'Italia, anche stavolta, è stata in prima linea: la protezione civile del nostro Paese è stata la prima ad arrivare per supportare i volontari e i soccorritori svizzeri.

Un team è decollato in elicottero dalla Valle d'Aosta per portare il proprio sostegno con mezzi e uomini e poi c'è stata l'attivazione dell'ambasciata svizzera, con l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado che dalle prime ore, e fino a quando le salme non sono state tutte rimpatriate, è rimasto a Crans-Montana per offrire qualunque tipo di supporto alle famiglie delle vittime e dei feriti italiani. Il ministro Antonio Tajani è arrivato il 2 gennaio e ha messo a disposizione l'apparato della Farnesina, oltre che il suo numero di telefono privato, per superare le lungaggini burocratiche. E a Crans-Montana sono arrivati medici, psicologi e soccorritori, ma anche esperti di emergenze e di riconoscimento mediante Dna, che hanno aiutato gli svizzeri a far fronte all'enorme carico di lavoro. Le famiglie sono state supportate per ogni loro esigenza e bisogno e anche nel dolore lancinante di queste ore, hanno voluto ringraziare chi non li ha lasciati soli nemmeno un minuto.