Nessuna istituzione internazionale finora lo aveva mai messo nero su bianco: l’export italiano di merci ha superato quello del Giappone, conquistando il quarto posto mondiale. La Confindustria, è vero, lo aveva anticipato in diverse occasioni sulla base di stime preliminari ricavate dalle banche dati. Il sorpasso su Tokyo, già nell’aria sin dalla prima metà dallo scorso anno, si stava concretizzando, ma mancava un riconoscimento a livello mondiale. Ora finalmente è arrivato.
Infatti, nel comunicato dell’Ocse “G20 International Trade”, del 21 novembre scorso, alla tabella 2, si può leggere chiaramente che nel terzo trimestre 2025 le esportazioni italiane, espresse in dollari correnti e destagionalizzate, hanno superato quelle del Giappone.
Si tratta del riscontro ufficiale di un evento che definire storico è dir poco, essendo il Paese del Sol Levante una nazione con il doppio dei nostri abitanti, con grandissimi ed agguerriti gruppi multinazionali, con una industria potente. Ebbene, la “piccola” Italia, con il suo esercito eternamente sottovalutato di straordinarie imprese medie e medio-grandi, lo ha raggiunto e sopravanzato.
L’ascesa italiana in dieci anni
Non solo. Se consideriamo le citate serie storiche Ocse trimestrali destagionalizzate in valore, possiamo constatare che l’Italia, appena dieci anni fa, nel 2015, era ancora soltanto il settimo Paese esportatore di merci al mondo, preceduto da Cina, Stati Uniti, Germania, Giappone, Corea del Sud e Francia. Poi è iniziato il nostro exploit, che ci ha portati a superare prima la Francia e la Corea del Sud e, infine, anche il Giappone. Un successo dovuto alla modernizzazione e alla robotizzazione della nostra manifattura con la spinta del Piano Industria 4.0, al dinamismo e alla flessibilità delle nostre imprese, alle nostre filiere corte, fattore vincente nella odierna disgregazione delle catene di fornitura mondiali, alla crescente qualità dei nostri prodotti, alla straordinaria differenziazione del Made in Italy in termini di settori e mercati.







