Nel 2024 soltanto 33 miliardi di dollari hanno separato l’export del Giappone (708 miliardi) da quello dell’Italia (675), dopo che nel primo semestre dell’anno scorso per la prima volta nella storia contemporanea le esportazioni del nostro Paese avevano addirittura sopravanzato temporaneamente quelle del Paese del Sol Levante.

Tuttavia, escludendo i veicoli, nel 92% dei restanti scambi mondiali in valore, l’Italia è già da due anni nettamente il quarto esportatore mondiale di beni, con 628 miliardi di dollari nel 2024, davanti ai soli 557 miliardi del Giappone. Da questa speciale classifica sono esclusi i Paesi Bassi e Hong Kong, che sulla carta ci precederebbero, ma i cui valori di export sono gonfiati in modo abnorme dai transiti e sono pertanto assolutamente non significativi. Per inciso, l’export di veicoli del Giappone nello stesso anno è stato di 151 miliardi di dollari, contro i nostri 47 miliardi.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare altre volte su queste colonne, il fatto che nel 2014, cioè appena dieci anni fa, l’Italia fosse solo ottava al mondo nelle esportazioni di tutti i beni esclusi i veicoli, ed ora sia salita al quarto posto distanziando non solo il Giappone ma anche Corea del Sud, Francia, Russia e Regno Unito, è un fatto di portata storica, che evidenzia la nostra crescita in termini di competitività ma anche la straordinaria diversificazione del portafoglio di prodotti esportati dal nostro Paese. Qualcuno forse potrà stupirsi che l’Italia, escludendo i veicoli, sia arrivata a battere nell’export un gigante industriale come il Giappone. Ma è proprio così ed è interessante capire su quale struttura merceologica delle esportazioni si sia basato il nostro sorpasso.