Inverno in Sardegna è una gran bella idea, perché dopo aver passato il Capodanno è qualcosa che – assicuro – ti rimane dentro per parecchio tempo. Alghero è una città viva, sempre, ma la sorpresa è andare nei paesi intorno. Per esempio a Usini, che è una capitale del vino, tra Alghero e Sassari, comune di 4.400 abitanti dove fai fatica a dire quale sia la sua unicità. Il vino certamente, Cagnulari e Vermentino, ma qui si coltivano (ora molto meno) anche i carciofi spinosi sardi, mentre l’olivicoltura è in grande espansione e anche l’olio da cultivar Bosana è caratteristico e richiama proprio quel profumo di carciofo.
Antiche abitazioni scavate nella roccia
Ma Usini vuol dire anche gli Andarinos, una pasta fresca rigata, di origine spagnola, che veniva servita con ragù di pecora e pecorino, durante i matrimoni e le feste. E poi, quello che mi ha rapito, dopo la visita al mitico vigneto Tuvaoes, è stato cogliere la perfetta simbiosi fra la natura e il vino, dove persino le nota amaricante della rughetta che cresce tra i filari si trasmette nel calice. E poi Usini, territorio sito fra il Logudoro e la Nurra, significa anche un sito archeologico di grandissimo interesse. E Franco Manca, della cantina Binza ‘e su Re, mi ha portato all’interno di antiche abitazioni scavate nella roccia, abbandonate, ma perfette, che mi hanno ricordato i Sassi di Matera. O forse sono eredi delle antiche Domus de Janas, le cosiddette case delle fate che risalgono al 5.000 anni fa, ed erano tombe risalenti al Neolitico.






