Viaggiare fuori dai soliti schemi. Se ne parla tanto, della destagionalizzazione del turismo, ma come si fa? E dove? Da settembre, per molti, quando le masse sono oramai arrivate in città. Ma non è semplice come sembra e non tutti i territori sposano la fine dell’estate allo stesso modo. L’autunno nel Sinis non arriva mai all’improvviso. E quasi mai il giorno dell’equinozio. È un passaggio lento, che trasforma la luce e la restituisce più dorata. Tra settembre e ottobre le spiagge di quarzo di Is Arutas e Maimoni si svuotano, i chioschi chiudono, i parcheggi restano deserti. Al posto del vociare dei turisti, torna il fruscio del vento che solleva la sabbia e il mare si fa più cupo. È il tempo migliore per scoprire questa penisola dell’oristanese, che d’estate si mostra solo a metà e che in autunno rivela la sua anima.

Identità

Al centro di tutto c’è l’acqua. Lo Stagno di Cabras e la Laguna di Mistras non sono solo scenari naturalistici, ma motori identitari. L’acqua nel Sinis è però anche sinonimo di economia. La pesca estensiva di muggini, anguille, spigole e orate segue ancora cicli antichi, tramandati dalle cooperative che custodiscono le peschiere. È un equilibrio delicato, che lega uomini, stagioni e specie diverse.