Un manifesto politico in cinque punti per una "destra liberale".
Nel suo intervento sul Foglio, Luca Zaia elenca i cinque punti per imprimere una svolta nel centrodestra: autonomia, politica estera, sicurezza e giovani. Ma anche libertà sui temi etici e sui diritti civili. L'ex presidente del Veneto sottolinea la rilevanza del "governo stabile" presieduto da Giorgia Meloni, con "uno standing internazionale rafforzato". Tuttavia, non rinuncia a tracciare le linee guida per un centrodestra "capace di leggere il presente per cantierare il futuro". Obiettivi e idee, quelli sviluppati dall'ex governatore (oggi presidente del Consiglio regionale veneto), che tornano a far discutere sul suo futuro e aprono una nuova polemica interna alla Lega.
Con il vicesegretario Roberto Vannacci che tiene a marcare le distanze. "Zaia non è il mio benchmark, non è il mio riferimento", spiega quando viene chiamato a commentare un testo che dice di aver letto "in maniera molto ma molto superficiale". Nonostante le personali modalità di lettura, le parole di Zaia arrivano. E scuotono ancora il partito. Ad attirare l'attenzione, dentro e fuori la Lega, sono quei punti del manifesto che in molti non faticano a definire "progressisti". Ci sono, certo, l'autonomia - intesa come "assunzione di responsabilità" per superare un "centralismo che ha prodotto due Italie" - e l'idea di un Paese "come potenza di equilibrio" nei rapporti internazionali. Ma ci sono soprattutto i 'campi minati' su cui l'ex governatore insiste da tempo. "Sicurezza non significa militarizzazione, ma presenza", scandisce Zaia. "I dati sulla popolazione carceraria - sottolinea - raccontano un fallimento che non può essere ignorato". Poi, l'appello più netto.








