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5 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:09
“Sentiamo oggi una responsabilità storica: dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro”. Luca Zaia pubblica sul Foglio il suo manifesto da aspirante leader del centrodestra, intitolato “appello per una svolta a destra“: un lungo intervento in cinque “punti cardine” – autonomia, politica estera, sicurezza e ordine pubblico, destra e libertà, giovani – in cui non cita mai il suo partito, la Lega, con cui è diventato prima ministro e poi governatore del Veneto, riconfermato con percentuali bulgare per tre mandati di fila. Anzi, Zaia usa parole in netto dissenso dalla linea del Carroccio in particolare sui di diritti civili, tema su cui ha sempre avuto un atteggiamento laico, molto diverso da quello “confessionale” del segretario Matteo Salvini: “La destra vincente è quella liberale. Quella liberticida perde. Lo dico con chiarezza: i temi etici, civili, del fine vita, delle unioni civili non possono essere tabù ideologici. La destra, il centrodestra, di oggi non è quella di cinquant’anni fa, e non sarà quella di domani. Le questioni legate ai diritti civili e al fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale. Interpellano la coscienza individuale prima ancora dell’appartenenza politica. Una destra matura non impone visioni, ma costruisce regole chiare, rispettose, capaci di tenere insieme libertà personali, responsabilità collettiva e ruolo dello Stato”.








