VENEZIA - «Chi la pensa come Zaia è stato tagliato fuori», ha detto l’ex capogruppo degli zaiani in consiglio regionale del Veneto Alberto Villanova commentando il “manifesto” dell’ex governatore. Ma Villanova non è l’unico - adesso - a parlare in libertà: «In Lega comportarsi bene non paga», rincara il padovano Luciano Sandonà, passato dal Carroccio a Fratelli d’Italia quando ha scoperto di non essere neanche stato messo in lista (anche se poi non ce l’ha fatta a tornare a Palazzo Ferro Fini): «Tra tutti gli zaiani io sono quello che ha ricevuto il trattamento peggiore». Ma è Paolo Borchia, vicesegretario regionale della Lega, a rassicurare: «Nessuno è messo all’angolo».
Sandonà era stato citato da Villanova come uno degli zaiani - come anche Roberto Ciambetti e Francesco Calzavara - “messi nella condizione di non nuocere alla linea ufficiale”. In pratica, “fatti fuori” dai salviniani indicati nel segretario veneto (oggi governatore) Alberto Stefani, nel tesoriere (oggi assessore) Massimo Bitonci, nei vicesegretari Riccardo Barbisan (oggi capogruppo in Regione) e Paolo Borchia. Quest’ultimo, europarlamentare, è l’unico dei vertici veneti a non aver assunto cariche nella nuova amministrazione regionale ed è lui a gettare acqua sul fuoco: «Abbiamo votato poche settimane fa, nei prossimi mesi ci sarà spazio per tutti, il lavoro da fare non manca. Per il resto, va riconosciuto che il manifesto di Zaia è sovrapponibile per molti aspetti all’agenda politica del presidente Stefani, nessuno è messo all’angolo».









