(di Raniero Nanni)
La priorità resta salvare la vita ai sei ragazzi italiani, in terapia intensiva, coinvolti nella strage di Cras-Montana e ricoverati al Niguarda di Milano, cercando di ridurre la superficie del corpo ustionata per stabilizzare le loro condizioni ed evitando il rischio uno scompenso generale; ma contemporaneamente si apre un lungo percorso di cure per le gravi ustioni.
Sono in particolare tre le strade possibili su cui si dovrebbe basare il percorso di guarigione dei 14 italiani ricoverati (11 a Milano e 3 a Zurigo): espansione cutanea, chirurgia rigenerativa e trapianto di pelle. A descrivere le tecniche a disposizione dei medici per curare le ustioni più gravi è Alessio Caggiati, già primario Chirurgia plastica Idi Irccs e docente alla Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell'Università Cattolica di Roma.
"Se per chi è in pericolo di vita la priorità sono le cure di terapia intensiva - sottolinea - per gli altri, ovviamente, le terapie dipendono dal grado delle ustioni. Se quelle di primo grado o di secondo superficiali - peraltro più dolorose di quelle profonde che danneggiano le terminazioni nervose - guariscono facilmente, per quelle di secondo grado profonde e di terzo e quarto grado, la situazione è complessa".












