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Alessio Caggiati, già primario di Chirurgia plastica Idi Irccs e docente alla Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell'Università Cattolica di Roma, spiega quali sono le strade possibili e come cambiano in base al grado delle ustioni
Una corsa contro il tempo per salvare la vita dei sei ragazzi italiani ricoverati in terapia intensiva dopo la strage di Crans-Montana, innanzitutto, ma non solo. Al Niguarda di Milano i medici sono impegnati a ridurre quanto più possibile l’estensione delle ustioni, a stabilizzare i pazienti e a prevenire il rischio di uno scompenso generale. In parallelo, però, si apre già ora un percorso lungo e complesso di cure per le conseguenze delle ustioni più gravi.
Sono in particolare tre le strade possibili su cui si dovrebbe basare il percorso di guarigione dei 14 italiani ricoverati (11 a Milano e 3 a Zurigo): espansione cutanea, chirurgia rigenerativa e trapianto di pelle. A descrivere le tecniche a disposizione dei medici per curare le ustioni più gravi è Alessio Caggiati, già primario Chirurgia plastica Idi Irccs e docente alla Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell'Università Cattolica di Roma.










