ROMA I pannelli fonoassorbenti infiammabili, le vie di fuga, una scala troppo stretta e un impianto antincendio, che ammesso ci fosse, non è comunque entrato in funzione. Poi la licenza del locale, che non prevedeva che il bar si trasformasse in discoteca. E le due società "Le Constellation" e "Le Constel" allo stesso indirizzo. Il comune di Crans-Montana, responsabile di autorizzazioni e revisioni sulla sicurezza, che ha annunciato una costituzione di parte civile, ha consegnato ai pm tutta la documentazione, compresi i progetti edilizi e quella relativa ai controlli «tre in dieci anni», come ha sostenuto Jacques Moretti, proprietario insieme alla moglie Jessica del locale di Crans Montana, teatro dell'inferno di capodanno, dove le fiamme hanno ucciso 40 persone mentre altre 119 sono rimaste ferite. Entrambi sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi. Ieri la polizia cantonale e la procuratrice generale Beatrice Pilloud in una nota hanno confermato: l'inchiesta «verterà in particolare sull'analisi dei documenti ottenuti dal Comune, sulla conformità dei lavori realizzati dai gestori, sui materiali utilizzati, sulle vie di fuga, sui mezzi di estinzione e sul rispetto delle norme antincendio». E chiariscono: «In base allo stato attuale delle indagini, l'incendio è stato originato dall'utilizzo di "fontane pirotecniche". Le prime testimonianze - si legge - parlano di un incendio che si è propagato rapidamente, generando molto fumo e un'onda di calore. Tutto sarebbe avvenuto molto rapidamente». Al momento per i due non è stato ravvisato il pericolo di fuga, restano quindi liberi.