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Il ristorante in centro dello storico gruppo ristorativo milanese propone un giorno a settimana il rituale padano con vari tagli di carne (tra essi la scaramella, la lingia e il brutto ma buono) accompagnate dalle salse di rito. Prima, alcuni benvenuti dello chef Lorenzo Pesci, al termine un festival di formaggi e una buona Zuppa inglese. Il tutto per 85 euro vino compreso

Ci sono poche cose più padane del bollito, un festival di carni per lo più bovine (ma possono essere anche di gallina, di cappone e di maiale) servite con un rituale preciso e con l’accompagnamento di un certo numero di salse. Una tradizione invernale che trasforma la cena in una festa. E che alcuni ristoranti, soprattutto in Piemonte, in Emilia e in Lombardia propongono secondo rituali regionali. In Piemonte il gran bollito misto alla piemontese comprende sette tagli principali di manzo cotti tutti assieme in una pentola grande, sette "ammennicoli", ovvero tagli di carne più piccoli da cuocersi in pentole separate, un certo numero di salse (tra le quali immancabile è il bagnet verd), e poi contorni di verdure ripassate al burro oppure lessate e naturalmente il brodo, ben caldo. La tradizione emiliana invece privilegia i tagli di carne che sono usati per il ripieno dei tortellini e valorizza i salumi tipici della zona come il cotechino e lo zampone ed è accompagnato dal puré e dalla mostarda bolognese leggermente piccante. Il bollito non è una tradizione milanese ma il capoluogo lombardo, capitale di fatto della Padania, non può non sposare la tradizione del bollito e alcuni ristoranti allestiscono il rituale del “lesso” per un appuntamento fisso, di solito in una serata fissa.