Un tragico bilancio di sangue in Iran.

La Repubblica islamica entra nella seconda settimana di proteste contraddistinte da violenti scontri con le forze dell'ordine che hanno lasciato sul campo 15 vittime in sette giorni di manifestazioni in oltre 170 località di tutto il Paese. La sicurezza piange invece la morte di un agente. I "rivoltosi" non demordono e vanno avanti, forti anche dell'appoggio del principe Reza Pahlavi, che dal suo esilio negli Stati Uniti ha incitato la piazza, esortando i dimostranti a mantenere il controllo delle strade e a creare blocchi sulle vie principali delle città per impedire agli agenti di attuare una maggiore repressione. In un post su X, Pahlavi ha elogiato i dimostranti ed il loro coraggio durante l'ultima settimana di disordini esortandoli a proseguire l'azione di piazza. "La vittoria è vostra", ha chiosato. Poi ha voluto rendere loro omaggio "a ciascuno di voi che, coraggiosamente, nell'ultima settimana, ha rubato il sonno a Khamenei e al suo regime". Il figlio maggiore di Mohammad Reza Pahlavi, l'ultimo scià di Persia, e di Farah Diba, si è rivolto in particolare ai giovani e agli adolescenti che manifestano, definendoli la 'Generazione V', in rappresentazione della V di vittoria. Le difficoltà economiche che l'Iran sta attraversando con un'inflazione galoppante non sono le uniche motivazioni che hanno spinto studenti e civili a scendere per strada. A preoccupare sono anche le mancate libertà civili e democratiche, soffocate per decenni da un regime sordo alle loro richieste.