Occhi puntati su Delcy e non su Corina: nelle ore drammatiche dopo la fine del regime di Caracas è lei, 'la tigre del chavismo', come era chiamata da Nicolas Maduro, una dei protagonisti della difficile transizione venezuelana, sempre più piena di rischi e incognite.

Gli Stati Uniti, nelle ore successive al raid, hanno subito guardato a lei, un'esponente di spicco della Repubblica Bolivariana del Venezuela, grande esperta del mercato petrolifero, e non alla leader dell'opposizione, premio Nobel per la Pace, Corina Machado, amata dall'Unione europea ma scaricata in diretta tv da Donald Trump.

Era stata Delcy, sabato mattina, la prima dirigente del regime a intervenire pubblicamente dopo l'operazione militare statunitense, condannandola e chiedendo agli Stati Uniti di provare che Maduro fosse ancora vivo dopo la cattura. E all'indomani, diventa la donna forte di Caracas, dopo essere stata nominata dalla Corte Suprema presidente ad interim, per "l'assenza forzata" di Maduro, come dichiarano i giudici. Figura rafforzata dall'appoggio esplicito delle forze armate, come annunciato da Vladimir Padrino López, capo dell'esercito e Ministro della difesa del Venezuela.

Il suo curriculum è quello di una fedelissima del regime, prima di Chavez e poi di Maduro: è stata ministra delle comunicazioni e dell'informazione, quindi responsabile dei servizi segreti (Sebin), poi ministra degli Esteri (prima donna a ricoprire questa carica in Venezuela) e ministro del commercio e dell'economia. Attualmente, come ricordato, è la potentissima ministra degli idrocarburi. Nel 2018 viene nominata vicepresidente della repubblica bolivariana del Venezuela, carica che ha conservato sino al raid americano.