A dicembre Delcy Rodríguez, informata della situazione, aveva confermato al governo degli Stati Uniti di essere pronta a sostituite il dittatore. Secondo una fonte a conoscenza dei messaggi disse: "Lavorerò su qualsiasi opzione". Marco Rubio, segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, all'inizio scettico riguardo alla collaborazione con elementi del regime venezuelano, si convinse che le promesse di Rodríguez fossero il modo migliore per evitare il caos una volta che Maduro se ne fosse andato. A ottobre, il Miami Herald aveva riferito di negoziati falliti tramite il Qatar, in cui Delcy si era offerta di fungere da capo del governo di transizione in caso di dimissioni di Maduro. Anche il Diosdado Cabello, il potente ministro degli Interni venezuelano che controlla la polizia e le forze di sicurezza, aveva avuto colloqui con gli Stati Uniti mesi prima dell'arresto di Maduro.

Tutte le fonti affermano che ci fosse una sottile differenza nell'accordo di Delcy Rodríguez: mentre la famiglia Rodríguez aveva promesso di aiutare gli Usa una volta che Maduro se ne fosse andato, non ha accettato di aiutarli attivamente a rovesciarlo. Le fonti insistono sul fatto che non si sia trattato di un colpo di stato orchestrato contro Maduro dai fratelli Rodríguez. Ore dopo il raid, Trump sembrava confermare i colloqui. Ha dichiarato al New York Post che Delcy Rodríguez era a bordo. "Abbiamo parlato con lei numerose volte e lei capisce". Oltre alle conversazioni riservate, si sono svolti numerosi colloqui ufficiali tra i funzionari di Trump e quelli del governo venezuelano. Lo stesso Maduro incontrò Ric Grenell, uno dei principali collaboratori di Trump, appena 10 giorni dopo l'insediamento di Trump, per discutere della situazione dei prigionieri americani, che furono rapidamente rilasciati.