Questa volta Matteo Salvini lascia il posto della più trumpiana d’Italia a Giorgia Meloni. A ventiquattro ore dall’attacco degli Stati Uniti al Venezuela il leader della Lega batte un colpo. Posta sui social un video di venezuelani esultanti. Concede che sì, «nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo». Ma è solo una premessa, prima di esprimere una distanza inedita dal presidente Usa: «Per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro». Cita le parole «illuminanti» pronunciate ieri da Leone XIV all’Angelus: bisogna «garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto». Entrambi violati dal presidente Maga.

Dopo l’attacco Salvini ha preso tempo. Da New York, dove si trova da Capodanno, ha fatto sapere di aver consultato «esperti e dirigenti di partito». Nelle conversazioni con i suoi il vicepremier è ancora più esplicito, e pur ribadendo di aver sempre sostenuto Trump, elenca «parecchie perplessità». Si spinge senza mezzi termini a sostenere, trapela da fonti leghiste, che la «cosiddetta esportazione della democrazia non sia una soluzione né prudente né saggia».