C’ è stato un passaggio del discorso del 31 dicembre di Sergio Mattarella che deve avere irritato, e non poco, i custodi dell’immobilismo cristallizzato nell’opposizione fascismo-antifascismo. Come mai, si sono detti costoro, il Capo dello Stato non ha assestato qualche stoccata al governo Meloni e al suo (presunto) disegno di deriva autoritaria? Invece, contrariamente alle aspettative della sinistra con la bava alla bocca, il Capo dello Stato ha invitato i cittadini a seguirlo nel rapido tuffo in un passato che ha reso piano piano l’Italia «un Paese di successo». Si tratta di un “mosaico” faticosamente composto, che ha la prima tessera nei padri costituenti il cui atteggiamento dovrebbe essere preso ad esempio anche oggi: la mattina litigavano per il governo e il pomeriggio sapevano trovare compromessi per il bene del Paese. Rifuggendo – ha spiegato Mattarella citando Papa Leone XIV - da «violenti scontri verbali e da accuse reciproche» per dare tutti insieme una Costituzione all’Italia. Ecco quel «tutti insieme» riferito all’oggi deve essere suonato come un’eresia alle orecchie dei nuovi crociati e neo-resistenti tutti protesi a difendere la Costituzione amata dagli assalti della destra-destra...