Del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo undicesimo messaggio di Capodanno colpiscono sicuramente le parole dette sull’Italia di oggi, «affermata» e per niente in «disastro» come nei cartelli levati dalle opposizioni nell’aula di Montecitorio, a cominciare dalla segretaria del Pd Elly Schlein, contro l’approvazione definitiva della legge di bilancio. Senza il ricorso al cosiddetto esercizio provvisorio che sarebbe stato un po’ in sintonia con l’immagine disastrosa, ripeto, sventolata dai signornò dell’improbabile alternativa al centrodestra della Meloni. Ma ancor più colpisce, specie agli occhi degli addetti ai lavori, che spaccano sempre il capello in quattro, le parole non dette da Mattarella “sfogliando l’album delle immagini” della Repubblica, come lui stesso ha detto, prossima all’ottantesimo compleanno. Una Repubblica nata avendo alle spalle il fascismo e che, stando alle rappresentazioni delle opposizioni, anche dichiaratamente o presuntivamente moderate, rischierebbe di covarne una replica al femminile, con la Ducia a Palazzo Chigi ormai da quasi tre anni e mezzo. Fascismo e antifascismo appartengono a un passato tanto passato, verrebbe da dire, che il Capo dello Stato non ha ritenuto di doverne neppure parlare.