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9 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 12:54

Per fortuna sul Colle del Quirinale c’è un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella. Nel giorno in cui, il 5 dicembre, ha acceso la fiamma dei XXV Giochi olimpici invernali, con poche parole, ma molto chiare, il capo della Repubblica italiana – democratica e fondata sul lavoro – ha spazzato via l’ambiguità nostalgica con cui il nostro paese ha presentato al mondo le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Ha evitato con cura di citare lo “Spirito Italiano”, un’evocazione che affonda le radici nel Ventennio, ma che il comitato organizzatore ha eletto a brand della manifestazione sportiva, la quarta che si disputa in Italia dopo Cortina 1956, Roma 1960 (estiva) e Torino 2006. Al contrario, il discorso presidenziale è apparso aperto, inclusivo, improntato alla speranza e alla pace, non il riflesso di un nazionalismo propagandistico.

“Il fuoco olimpico ricorda che le donne e gli uomini possono ambire a traguardi sempre più elevati, che sono liberi e capaci di progredire e che la consapevolezza del comune destino e del comune progresso richiede umana fraternità, sollecita solidarietà, esige che non vi sia sopraffazione, che venga bandita ogni pretesa di superiorità per origine etnica, per credo religioso, per condizione sociale”. Così ha parlato Mattarella, inscrivendo perfettamente il suo intervento nel perimetro degli ideali olimpici. La scelta dei termini – umana fraternità, solidarietà, rifiuto della sopraffazione o del razzismo nelle sue diverse declinazioni – allarga l’orizzonte dell’evento e della sua organizzazione, non ne fa un totem identitario. Naturalmente l’aggettivo “italiano” ricorre, ma in un senso non allusivo nei confronti del passato. “Milano e Cortina saranno capofila di un grande impegno italiano. Offriremo come sempre, accoglienza, partecipazione popolare, amicizia a chiunque sarà con noi”.