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Caracas, 4 gen. (askanews) – Alpidio Lovera racconta così la notte dell’attacco Usa che ha colpito diverse zone di Caracas, fra cui il quartiere in cui abita ida decenni.
“Razzi che arrivavano e poi l’esplosione. Ci siamo attivati tutti. Alla fine la gente della comunità se n’è andata, là, sulla collina, perché questa è una situazione catastrofica. Perché se qui cade un missile, non rimane più nulla. Qui bisogna salvare le vite, proteggere le persone, che è la cosa più importante, perché la vita umana è la cosa più importante”.
Erano circa le 2 del mattino quando ho sentito il primo rumore, molto forte – racconta Linda Unamumo, sua sorella – sono uscita a cercare mia figlia e ho visto il fuoco, il bombardamento che proveniva da lì, quindi sono corso fuori e sono entrata per cercare i vestiti per scappare. Ma l’esplosione è stata così forte che mi ha distrutto tutto il tetto di casa”.
I vigili del fuoco sono ancora al lavoro a 12 ore dopo l’esplosione. Poliziotti in moto armati di fucili a pompa pattugliano la zona, probabilmente per evitare saccheggi.











