Roma – La campagna social di Zohran Mamdani è riuscita in due cose per nulla scontate: farlo eleggere a sindaco di New York e renderlo un politico internazionale. Del resto, le elezioni a sindaco della Grande Mela sono importanti, ma non per tutti. E secondo Anthony DiMieri, regista e co-fondatore dell’agenzia creativa Melted Solids, le ragioni di questo successo e di questa popolarità risiedono nell’autenticità dei contenuti, ma anche del modo stesso di comunicare: “Non dovrebbero essere i politici a fare comunicazione, ma i videomaker e i creativi ad interessarsi della politica”.È così che un regista ha contribuito, insieme al suo gruppo di amici e professionisti, nella riuscita di una delle campagne politiche più iconiche degli ultimi anni. Uscendo dagli schemi dei social e dagli stereotipi che spesso alimentano. Wired ha intervistato DiMieri durante un recente viaggio in Italia, è stata l'occasione per scoprire l'ingrediente segreto di questo successo: l'autenticità.I video della campagna di Zohran Mamdani non sembrano grosse produzioni, ma è davvero così?Bè, lo era! Voglio dire, all'inizio della campagna, il team era composto dal direttore della comunicazione Andrew Epstein che guidava l'auto, da Zohran sul sedile del passeggero e da me e Debbie [Saslaw, ndr] seduti sul sedile posteriore. Debbie è la partner con cui faccio realizzo i video. Nelle prime fasi della campagna noi quattro abbiamo girato diverse volte in auto per tutti e cinque i distretti di New York. Eravamo un qualsiasi gruppo di amici. Poi, col tempo, la squadra è cresciuta con Donald Borenstein, Olivia Becker e altri filmmaker straordinari. E ovviamente abbiamo raccolto fondi, sono arrivate le risorse e le cose sono cambiate. Ma è rimasto comunque un piccolo team. Nei nostri primi video con Zohran del 2022 non potevamo permetterci nemmeno un microfono. Quando giravamo una scena, io stavo dietro la telecamera e Debbie teneva il microfono il più vicino possibile al bordo dell'inquadratura senza entrarci. Ecco quanto era piccola la produzione.Come sei finito a fare video per la politica e per questa campagna in particolare?Proverò a darti la versione breve della storia. Nove anni fa stavo realizzando un progetto per una sitcom, si chiamava Bros, facevamo satira politica su Donald Trump. Non ci aspettavamo che vincesse le elezioni. Dopo la vittoria alcuni di noi sono passati a fare comunicazione politica, tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019. Debbie Saslaw mi stava aiutando a produrre la sitcom e con lei ho iniziato a fare video a sfondo politico. Facevamo anche volontariato, bussavamo alle porte, aiutavamo le campagne locali. Così siamo diventati parte di questo movimento a New York, circa sei anni fa. Durante questo tempo, però, continuavamo anche a fare video comici, divertenti, lavoravamo con Kareem Rahma, ad esempio. Abbiamo realizzato Keep the Meter Running, Subway Takes. Più tardi, Zohran ha partecipato a una puntata di Subway Takes per lanciare la sua candidatura e poi dopo abbiamo fatto il Keep the Meter Running per la sua campagna a sindaco. Quasi per caso il mondo dei video comici e della comunicazione politica si sono incontrati.È vero che i registi non amano i reel? O comunque i video verticali?Penso che i social media siano come la televisione. All'epoca ci fu una grande reazione negativa da parte dei registi quando arrivò la televisione. Il film di Federico Fellini Intervista, l'hai visto? Già 30, 40 anni fa i registi si scagliavano contro la televisione sostenendo che fosse terribile, che non fosse vero cinema. La stessa cosa vale i social media oggi. Se prendiamo sul serio la televisione, dovremmo cominciare a prendere sul serio anche i social media. Certo, vogliamo ancora poter fare storie epiche lunghe due ore – e un giorno spero di poter realizzare questo genere di cose –, ma per ora fare contenuti per i social media è un buon modo per migliorare, le cose si imparano facendole. Io resto comunque scettico sul formato verticale, penso ci sia un modo per mantenere la tua sensibilità cinematografica pur partecipando al modello dei social media. Show come Keep the Meter Running e Subway Takes e, in una certa misura la campagna di Zohran Mamdani, sono tutti esempi in cui registi con istinti molto diversi si esprimono sui social usando certe abilità o talenti in questo formato. Magari non siamo del tutto a nostro agio nemmeno noi, ma se vai avanti... Questa è la cosa buona dei social media: vanno avanti, ed è lì che la gente trascorre il suo tempo. La gente fissa questi schermi tutto il giorno.Cosa ti hanno detto i tuoi genitori quando hai iniziato il tuo percorso da videomaker per i social?Penso che i genitori debbano essere di supporto e debbano sostenerti anche se non capiscono quello che fai. Ed è quello che fanno i miei genitori ora. Ho appena realizzato il mio primo film, si intitola Love New York. Mio padre è uno dei produttori esecutivi. Lui è stato vigile del fuoco a New York per 33 anni e ha ricevuto la liquidazione con la pensione. Così ha deciso di darmi i primi fondi per fare il mio film. Per questo c'è scritto produttore esecutivo: Rocco DiMieri. I miei genitori hanno imparato a essere di supporto, anche se sembrava una cosa folle. Direi però che i genitori hanno ragione a dubitare se i figli dicono che vogliono fare gli YouTuber o gli influencer di professione. Bisognerebbe essere scettici, molto scettici perché quello significa solo che vogliono essere famosi. Mentre fare cinema è narrazione, è artigianato, è arte. C'è molto di più. Essere popolari su YouTube è un'altra storia.Ci sono già tante imitazioni della campagna social di Mamdani. Perché non funzionano come l’originale?Le imitazioni sembrano deboli perché l'autenticità risiede in Zohran. Lui crede davvero in queste cose, si connette con le persone. Ti racconto un episodio: una volta ha chiesto a 15 persone di prendere l'autobus con lui finché una persona gli ha detto di sì. Ha passato 45 minuti seduto su un autobus con lei, facendole domande, cercando di capire la sua prospettiva sull'aumento dei costi a New York. Zohran è una persona molto empatica. È lui che fa funzionare il contenitore. Non per dire che non ci siano altre persone in politica che sono autentiche, ma se non lo sei, semplicemente non puoi usare questo format pensando che funzionerà. L'autenticità deriva dal lasciare che le persone si esprimano per come sono per davvero e dicano ciò che provano, senza ripensamenti del tipo: "Dovrei dire questo? Perché questo offenderà queste persone o quest'altro offenderà quelle persone". Devi solo essere diretto, reale e non “ripulito”. Con i social media il pubblico è attento: se qualcosa è troppo costruita, prodotta – a volte persino usare un treppiede rispetto alla camera a mano lo è – sembra finta quando la guardi sui social. Si tratta solo di essere un po' più spontanei.Quale sarà il tuo prossimo progetto?Bè, ora tutti ci cercano, anche a livello internazionale. Abbiamo gente che ci contatta dal Bangladesh, dallo Sri Lanka, dalla Turchia, da tutta Europa, da Londra ad Amsterdam, passando per l'Italia. Persone in tutto il mondo hanno prestato attenzione a quello che è successo attraverso i social media. E alcuni di loro vogliono lavorare con noi. Non so se sia possibile. Forse continueremo a lavorare a livello locale, come alle campagne per il Congresso.Hai qualche consiglio utile da dare a quel videomaker che ci legge e a cui è stato chiesto di fare una campagna in stile Mamdani?Il mio suggerimento è di essere autentici. Di non imitare Mamdani, ma di essere sé stessi. Siate autentici nei confronti di Roma, Napoli o Milano o ovunque voi siate. Siate autentici verso la vostra società e lavorate anche con persone creative. Quindi se avete un amico che fa video musicali, che filma concerti o rave o qualsiasi altra cosa. Se fa comicità per strada ed è in qualche modo politico, chiamatelo, lavorate con quella persona. Dovreste lavorare con le persone che vogliono fare i registi o vogliono essere registi di videoclip o comici o attori. Portate dentro quelle persone, collaborate e sperimentate, e accettate di poter sbagliare”.L'intervista è stata realizzata da Filippo Bruno
Se Zohran Mamdani è sindaco lo si deve anche a lui, abbiamo incontrato il regista della campagna elettorale più riuscita degli ultimi anni
Dai set delle sitcom indipendenti alla corsa per NYC. Anthony DiMieri racconta come quattro amici "che (non) volevano cambiare il mondo" siano riusciti a creare un fenomeno globale come quello di Zohran Mamdani








