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L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York è la storia di una vittoria improbabile e di un’ascesa politica rapidissima. Dal 2021 era deputato per lo stato di New York, ma fino all’inizio di quest’anno era sostanzialmente uno sconosciuto per la grandissima parte dell’elettorato. I primi sondaggi dopo l’annuncio della candidatura a sindaco lo davano all’1 per cento, alla pari – come ama ripetere – con la risposta generica «Qualcun altro». Alle primarie del Partito Democratico e poi alle elezioni ha vinto nonostante l’opposizione del potente mondo finanziario di New York, che in passato era spesso stato decisivo. Mamdani ha saputo vedere un’opportunità, e soprattutto ha lavorato per concretizzarla.

Alla sua affermazione hanno contribuito gli scandali che hanno colpito le ultime amministrazioni, il desiderio di rinnovamento degli elettori Democratici, il cambio di atteggiamento dell’opinione pubblica intorno a Israele, una campagna elettorale condotta in modo molto efficace soprattutto sui social e l’individuazione di un tema centrale forte, ossia il crescente costo della vita in città.

È stato anche favorito dai problemi legali del sindaco uscente, il Democratico Eric Adams, che a settembre del 2024 era stato incriminato per corruzione e frode e si era poi avvicinato all’amministrazione del presidente Donald Trump. Adams voleva ricandidarsi: normalmente non ci sono vere primarie contro un sindaco uscente che punta alla rielezione, ma già alla fine del 2024 in molti all’interno del Partito Democratico iniziarono a pensare di candidarsi e di poter vincere.