“Santo Padre mi rivolgo a Lei e mi scuso di rubare parte del Suo tempo prezioso”. C’è quasi pudore, messo da parte a forza dalla disperazione di chi non sa più a chi rivolgersi per chiedere aiuto per il proprio figlio nelle parole che Armanda Colusso, la mamma di Alberto Trentini, ha scritto e inviato a Papa Leone XIV. “La prego, mi aiuti a riportarlo a casa”.
La missiva
La missiva risale all’estate, ma discrezione e sobrietà che hanno sempre accompagnato richieste e appelli della famiglia del cooperante italiano da 414 giorni prigioniero nel carcere venezuelano di El Rodeo hanno fatto sì che solo il 31 dicembre, durante una manifestazione di solidarietà dell’associazione Articolo 21, se ne venisse a conoscenza. Al Santo padre – si legge sul Corriere del Veneto - la madre di Trentini racconta del figlio, del suo impegno come operatore umanitario, poi l’arresto e i mesi diventati un anno e oltre senza poterlo riabbracciare.
"Ogni giorno in più in carcere”
“Pensiamo — scrive Colusso — che ogni giorno in più in carcere mini il suo equilibrio fisico e psichico. E questo pensiero ci atterrisce. A casa abbiamo una situazione difficile: mio marito, il papà di Alberto, malato da tempo, si dispera perché ha paura di non riuscire a vederlo tornare a casa libero”. Il tempo corre, passano i giorni, diventano settimane, mesi, sono diventati un anno intero e più di iniziative, appelli, richieste, ma per Alberto – racconta la madre – non si muove nulla".












