Beppe Grillo rispolvera la tradizione dei contro-messaggi di fine anno e, dopo un lungo silenzio - intercalato da post molto tematici e poco politici - si riaffaccia sui social.

Lo fa, forse, proprio per motivare il suo silenzio, ma anche per sferrare una critica durissima alla politica fatta di "zombie" e alla giustizia "usata come una clava".

A pervadere l'intero post, pubblicato su facebook qualche ora prima del discorso agli italiani del presidente Sergio Mattarella, è un sentimento di profonda amarezza. "In questo momento dell'anno tutti fanno finta di tirare una riga", ma "io questa riga non la vedo, vedo invece un accumulo di parole sprecate, usate come coriandoli - scrive il fondatore del M5s -.

Vedo un Paese che si è abituato a tutto, all'ingiustizia che diventa una procedura" e "al dolore che diventa una pratica amministrativa". Poi l'accusa, diretta a quella "politica" che "continua a recitare" in cui "cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi".

Un passaggio chiave che prelude a quello che sembra un bilancio della sua esperienza recente con i 5 stelle: "Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti, ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore".