Content creator veneto trapiantato sotto la Mole, Ossbry usa i social per mostrare la quotidianità dei fuorisede come lui tra «pacchi da giù», gite nei paeselli di provincia e viaggi sul misterioso Star 1. Chi è Ossbry? Ci parli di lei.«Mi chiamo Ossbry sui social, ma il mio vero nome è Bryant. Vengo dal Veneto e vivo a Torino da poco più di un anno. Oltre ai social ho la vita di un normale ventitreenne: studio comunicazione pubblica e politica, vado all’università, e cerco di conciliare tutto con il mio lavoro da modello. La vita da fuorisede è frenetica, ma anche piena di spunti per i miei contenuti». Sui social racconta Torino in uno stile tutto suo: come lo descriverebbe?«Direi autoironico e spontaneo. Racconto la mia vita quotidiana e le mie disgrazie, senza prendermi troppo sul serio. Torino è perfetta per questo: una città normale e stranissima allo stesso tempo. Ti faccio un esempio: i controviali. Per chi viene da fuori sono uno shock culturale. La prima volta che ci sono capitato, ho avuto un’esperienza quasi surreale: pensavo che i pedoni ci potessero camminare tranquillamente e invece sono quasi stato investito da una macchina e da un ciclista. In quel momento ho pensato: “Ma dove sono finito?”».
Ossbry l’influencer parla alla Gen Z torinese: “Città creativa, ma non si lascia andare facilmente”
Content creator veneto trapiantato sotto la Mole, Ossbry usa i social per mostrare la quotidianità dei fuorisede come lui tra «pacchi da giù», gite nei paeselli di provincia e viaggi sul misterioso Star 1. Chi è Ossbry? Ci parli di lei.«Mi chiamo Ossbry sui social, ma il mio vero nome è Bryant. Vengo dal Veneto e vivo a Torino da poco più di un anno. Oltre ai social ho la vita di un normale ventitreenne: studio comunicazione pubblica e politica, vado all’università, e cerco di conciliare tutto con il mio lavoro da modello. La vita da fuorisede è frenetica, ma anche piena di spunti per i miei contenuti». Sui social racconta Torino in uno stile tutto suo: come lo descriverebbe?«Direi autoironico e spontaneo. Racconto la mia vita quotidiana e le mie disgrazie, senza prendermi troppo sul serio. Torino è perfetta per questo: una città normale e stranissima allo stesso tempo. Ti faccio un esempio: i controviali. Per chi viene da fuori sono uno shock culturale. La prima volta che ci sono capitato, ho avuto un’esperienza quasi surreale: pensavo che i pedoni ci potessero camminare tranquillamente e invece sono quasi stato investito da una macchina e da un ciclista. In quel momento ho pensato: “Ma dove sono finito?”».






