Sembra avere due anime, sin dal suo nome: Paolo Sarmenghi «che una mia compagna di scuola credeva fosse un titolo nobiliare, tipo Sir Menghi, un po’ meneghino» e TurboPaolo, il nome d’arte «il primo che mi è venuto in mente». Anche nella vita, ha il cuore piemontese ma una grande passione per Milano: «Quando la criticano è come se criticassero me, anche se è stracara e scomoda». E ancor di più nel lavoro: fino allo scorso gennaio aveva un impiego da legale, “intrappolato” in ufficio, poi una volta fuori liberava la sua vena da content creator.

È così che ha iniziato a pubblicare video ironici, idee semplici ma originali, con richiami che soprattutto i Millenials capiscono bene. E attenti anche ai trend o patemi d’animo del momento. Non a caso tra gli ultimi video cita i dazi e i commercialisti.

Una simpatia che oggi ha portato TurboPaolo a oltre 220mila followers e quasi 15 milioni di like su TikTok e oltre 320mila followers su Instagram.

L’abito non farà il monaco ma questa sua dicotomia si percepisce anche nell’abbigliamento: quando ci incontriamo per l’invito a pranzo, diventato poi un invito alla scoperta di Novara con pranzo itinerante, indossa una seriosa camicia nonostante il caldo ma, sotto i bermuda, spiccano dei calzini rosa con l’arcobaleno che saltano all’occhio appena ci viene a prendere in stazione a Novara. È la città dove TurboPaolo è nato («intendo restarci»), tanto che con sua moglie abitano a un paio di civici dalla casa in cui è cresciuto («sono contento della mia città»), anche come banco di prova da creator: «Se apre un negozio di pokè a Novara allora so che posso farci una battuta perché la capirebbero tutti. Non come un locale con la kombucha a Milano». Eppure tra le due città, andiamo a pranzo “Al 7.4”, a due passi sì dal Castello Sforzesco ma di Vicolungo. Un luogo simbolico: «È il punto d’incontro tra quel che facevo prima e quel che faccio ora. Ho lavorato all’outlet di Vicolungo come commesso in un negozio di scarpe, poi il ristorante mi è stato consigliato dal titolare del bar dove andavo quando lavoravo in ufficio come legale a Novara».