BOLOGNA – La vita di strada era già diventata un romanzo con “Storia di mia vita” di Janek Gorczyca, scrittore senzatetto a Roma. A Bologna, invece, c’è l’influencer Simone Rivarola - questo il suo nome utente su Facebook - che con cadenza quasi giornaliera racconta quello che gli capita sotto i portici, snocciolando nel quotidiano gli aneddoti legati alla sua condizione.

Di professione programmatore, da quindici anni entra ed esce- come racconta - dal girone delle persone “senza dimora”, a causa di problemi legati, in vari casi, alla precedente dipendenza da sostanze.

Di giorno seduto ai tavolini di qualche bar per ricaricare il suo pc in cui crea siti e pagine informatiche per lavoro, e di notte tra gli anfratti del quartiere Porto, ha iniziato ad aggiornare i bolognesi passo dopo passo, compreso quanto sia difficile mettere fine a questa deriva e trovare casa e dignità. Pur avendo un mestiere e pur ricorrendo ai progetti di supporto e solidarietà. I suoi post sulla vita di strada sono riflessioni ad alta voce che stimolano dibattiti virtuali, con centinaia di commenti sui social.

Simone critica, con una sintassi lucida, il sistema assistenziale perché «non si può entrare nei dormitori con il proprio cane», o non si può far alloggiare il proprio animale nelle cliniche o negli ospedali. «Ma il mio cane - spiega - non è un capriccio, è la mia sicurezza, la mia famiglia, il mio migliore amico».