Dal mito classico al cinema d’autore, dai grandi franchise che cercano una nuova legittimazione all’interno della sala fino alle riletture radicali dei testi fondativi della cultura occidentale: il 2026 si annuncia come un anno di transizione e insieme di rilancio per il cinema internazionale. Un panorama in cui convivono ritorni attesissimi, operazioni industriali ad alto rischio e film più intimi che puntano a ridefinire il rapporto tra racconto, memoria e corpo. Da Nolan a Zhao, da Villeneuve ai nuovi equilibri Marvel e DC, ecco una mappa dei titoli più attesi, tra ambizione artistica e scommessa commerciale.
Hamnet
E’ diretto da Chloé Zhao, la regista oscar di Nomadland, che stavolta affronta il romanzo di Maggie O’Farrell scegliendo un registro intimo e sensoriale, lontano da qualsiasi tentazione di biopic letterario. Al centro del film c’è il lutto per la morte del figlio undicenne di Shakespeare, osservato soprattutto attraverso lo sguardo della madre, interpretata da Jessie Buckley, mentre il padre è Paul Mescal, presenza più laterale, trattenuta, quasi defilata. La regia lavora per sottrazione, affidandosi ai corpi, alla natura e al tempo che passa, con una messa in scena fisica del dolore, mai dichiarata né spiegata. Shakespeare resta sullo sfondo, mentre la creazione artistica emerge come risposta indiretta alla perdita, trasfigurazione di un’esperienza privata in forma universale.














