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Ultimo aggiornamento: 15:28

C’è un verbo che può sintetizzare l’orizzonte di questa legge di bilancio sul fronte mafie ed è “convivere”. La parola che è scappata al ministro Tajani intervistato da Fedez per Pulp Podcast un paio di settimane fa, tema: la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina ed il rischio di infiltrazioni mafiose nei cantieri. Le mafie non hanno bisogno di comunicati stampa per capire l’aria che tira, ma di segnali e questa legge di bilancio, unitamente ad alcuni altri provvedimenti “convergenti”, di segnali ne manda numerosi e chiari.

Cosa c’è per sostenere investigatori e magistrati? Nulla! Anzi, si rende il loro lavoro più complicato evitando, tra l’altro, di stabilizzare circa 9.000 precari della giustizia assunti temporaneamente grazie ai fondi del Pnrr e divenuti per la buona amministrazione dei processi molto più importanti della riforma “Nordio/Meloni”, che invece produrrà soltanto l’effetto di indebolire l’indipendenza della magistratura a tutto vantaggio dell’esecutivo.

Cosa c’è per rendere le carceri non soltanto un luogo di pena, ma anche una occasione di riscatto sociale per chi ha sbagliato ed un luogo di lavoro più dignitoso per il personale che lì è chiamato ad operare? Nulla! Anzi, coerentemente alla “intima gioia” di cui aveva parlato il sottosegretario Delmastro nell’immaginare “senza fiato” i detenuti dentro i blindati della penitenziaria, è stata resa ulteriormente difficile ogni attività rieducativa prevedendo un assurdo accentramento presso il DAP delle autorizzazioni necessarie ad intervenire da parte dei soggetti accreditati.