Nella giornata in cui il Parlamento ha votato la manovra, ci sono buone ragioni per continuare a fare questo mestiere. L’opposizione ha fatto il solito baccano, i commercialisti del Progresso hanno impaginato la loro contabilità dei sogni, i social sono pieni di saltimbanchi. Nella partita doppia (e nel triplo gioco di tanti), a noi spetta il compito di essere realisti, che di questi tempi significa fare il controcanto alla sinistra tassa e spendi, ai liberali «mo’ ti spiego io come ha fatto Reagan», ai paraguru che firmano cambiali che non pagano mai.

Tutte le previsioni delle sinistre intelligenti e dei liberali hanno fatto flop: i mercati hanno chiuso un anno da record; l’economia americana ha continuato a crescere (+4,3% nel terzo trimestre del 2025) e i dazi di Trump non hanno innescato nessuna recessione; l’inflazione è sotto controllo, anni luce lontana dalla corsa pazza dell’era Biden; la guerra a Gaza è finita grazie a Trump (il nostro ciuffo dell’anno), Netanyahu e al formidabile esercito israeliano; dell’Asse della Resistenza islamista sono rimaste le macerie: l’Iran è un relitto; Hezbollah è un fantasma, Hamas è uno zombie. Non riporto per pura pietas le cronache di chi li definiva imbattibili.