Garantito: qui a Libero resisteremo alla tentazione (c’è, ma la terremo a bada) di fare ironia sulla mancata elezione di Alessia Morani al Consiglio regionale delle Marche. Lo spirito cavalleresco ci impedisce qualunque atteggiamento non improntato al fair play, a maggior ragione verso chi ha appena perduto le elezioni. Anche perché – ecco il punto – il problema non riguarda una singola persona: ragionare in quei termini sarebbe una piccola volgarità, una cafonata che non ci appartiene, ma soprattutto sarebbe un’analisi difettosa.

Al contrario, a partire da Matteo Ricci, la questione investe e travolge tutta la “sinistra televisiva”, cioè il pacchetto di mischia che il Pd e i suoi alleati invia da anni nei talk-show. Mi riferisco ai politici più presenti e anche a più di qualche commentatore e opinionista. Sarà per le attitudini personali di ciascuno di questi faccioni televisivi; sarà per il meccanismo ultrapolarizzante delle trasmissioni; sarà (questo è il mio convincimento) per una linea politica radicalmente errata scelta dalla sinistra politica e da quella mediatica, frutto a sua volta di una clamorosa perdita di contatto con la realtà: ognuno scelga la causa principale. Ma il risultato è che, da qualche tempo, non appena i personaggi televisivamente più esposti del mondo progressista si confrontano con gli elettori in carne e ossa, raccolgono molto meno di quanto la loro oggettiva notorietà avrebbe fatto o farebbe presumere. E come mai? Se – vale per Ricci e per molti altri tra Pd, Avs e Cinquestelle – vai per mesi in tv a sostenere che l’immigrazione non è un problema, e che non c’è nessuna invasione.